Criptovalute : aspetti giuridici.

Le domande che hanno ispirato questo articolo sono molteplici: cosa sono le valute virtuali? Sono legali o illegali?
Qual’e la loro natura giuridica? Come sono inquadrate nell’ ordinamento nazionale ed europeo?

La valuta virtuale è una valuta digitale basata sul peer-to-peer e sulla crittografia su una blockchain condivisa.

La valute virtuale è quindi definita come una rappresentazione di un valore non emesso da autorità centrale o pubblica, non necessariamente collegata a moneta a corso legale che può essere usata come mezzo di scambio o trasferita, immagazzinata o  commercializzata elettronicamente.

Siamo davanti ad una definizione più tecnica che giuridica pur se contenuta in tanti documenti legislativi europei ; questa mancanza di giuridicità della definizione non può far altro che sollevare grossi dubbi sull’inquadramento giuridico delle criptovalute.

Rientrano nelle facoltà dell’individuo la creazione, il possesso e l’utilizzo delle criptocurrencies : nessun Paese occidentale ha dichiarato l’illegalità delle stesse o posto divieti, sebbene in territori extraeuropei siano imposte restrizioni e vincoli a ed alcuni loschi individui abbiano sfruttato le proprietà del Bitcoin per scopi illegali.

La constatazione della legalità di tale valuta virtuale si rinviene anche nel documento edito nel giugno 2014 dal FATF (Financial Action Task Force), intitolato Virtual Currencies, Key Definitions and Potential AML/CFT Risks51.

In merito al Bitcoin, ad esempio,  nel documento in questione è affermato che, come gli altri nuovi metodi di pagamento, lo stesso ha usi legittimi e che ciò è confermato anche dal fatto che importanti società di venture capital investono in start-up per il suo potenziamento, visti i miglioramenti già apportati dalla criptovaluta circa l’efficienza di costi e tempo nei pagamenti.

Sappiamo che le  Virtual Curriences sono innanzitutto virtuali, e mai (o quasi mai) fisiche, esistono solo in un determinato network, sono generati da softwere e immagazzinati in portafogli digitali.
Queste entità sono sempre più presenti e consentono l’accesso ad esse in qualsiasi
momento, luogo e da qualsiasi dispositivo (ubiquità ), esse godono delle proprietà della destinazione alla circolazione, sono tracciabili , e rappresentano un unità di conto.

Le virtual currencies sono allora beni mobili ed immateriali dotati però un codice
alfanumerico unico chè pero suscita delle perplessità circa la loro fungibilità ma secondo gli esperti esse non essendo opere di ingegno possono configurarsi come beni fungibili poichè possono essere sostituiti con altri dello stesso genere peradempiere le funzioni che li riguardano.

Le valute virtuali sono dunque beni giuridici.

A causa delle caratteristiche proprie della valuta virtuale ( struttura dematerializzata, fruibilità da parte degli utenti) in molti si sono chiesti se le criptocurrencies posso essere inquadrate come monete elettroniche o se esse siano una suo tipo di specie.
La questione fù risolta dalla BCE la quale fa notare la marcata distinzione tra i due tipi di entità in oggetto mettendo in rilievo che ciò che le accomuna sia solo la natura digitale delle due , mentre per le altre caratteristiche risulta evidente la differenza.
Viene indicato che, se per la moneta elettronica l’unità di conto è la moneta a corso legale del Paese in oggetto (euro, dollari,..), per le valute virtuali esistono “monete inventate” dal creatore delle stesse, prive di corso legale.

Ad oggi le monete elettroniche sono disciplinate nel diritto europeo dalla Direttiva 2009/110/CE59, che sancisce, tra le altre, le caratteristiche per cui la moneta elettronica possa essere definita tale, ovvero:
1) deve poter essere memorizzata elettronicamente;
2) deve essere emessa dietro ricezione di fondi di importo non inferiore al valore
monetario emesso;
3) deve essere accettata come mezzo di pagamento da imprese diverse dall’emittente.
Il Bitcoin integra il primo e il terzo dei requisiti richiesti, mentre non soddisfa il
secondo, essendo riconducibile all’attività con cui si estraggono i bitcoin, ovvero , che non prevede la ricezione di fondi.

L’ articolo 11 comma 2 della stessa direttiva recita: “Gli Stati membri assicurano che, su richiesta del detentore di moneta elettronica, gli emittenti di moneta elettronica rimborsino, in qualsiasi momento e al valore nominale, il valore monetario della moneta elettronica detenuta”, dato che nell’universo delle criptovalute tale richiesta non è esaudibile, il requisito non può essere soddisfatto.
E’ possibile dunque affermare che le valute virtuali non siano moneta elettronica,
sottraendolo anche alla vigilanza prudenziale a cui sarebbe soggetto se
appartenesse alla categoria di cui sopra.

La Direttiva europea MIFID 2004/39/CE definisce all’articolo 4 numero 18 i valori mobiliari classificandoli come categorie di valori, esclusi gli strumenti di pagamento che possono essere negoziate nel mercato dei capitali.
Alla lettera c è indicato come esempio qualsiasi altro valore mobiliare che permetta di acquisire o di vendere tali valori mobiliari o che comporti un regolamento a pronti determinato con riferimento a valori mobiliari, valute, tassi di interesse o rendimenti, merci o altri indici o misure; la riflessione che si propone è ora se le cripotavalute possano essere assoggettabili al regime del valore mobiliare ( securiry) o meno.

Di grande aiuto è il caso SEC v. WJ Honey Co grazie al quale sappiamo che è considerata una security qualsiasi schema di investimento che abbia tutti o alcuni tra i requisiti dell’ investimento di denaro, l’aspettativa di profitti, un sostanziale controllo di terze parti sull’impresa. Da ciò, anche se gli schemi di investimento Bitcoin , ad esempio, possono rientrare sotto il controllo della Securities and Exchange Commission non possiamo generalizzare : le valute virtuali non rientrano nella definizione di valore mobiliare

Allora le cripto currencies posso essere considerate crediti da baratto?

La risposta sembra essere positiva in quanto si può ritenere la criptovaluta un Barter Credits privo di sincronismo, nel quale il regolamento non avviene nel medesimo tempo.Tale considerazione è però riduttiva, non coglie a pieno la portata e la natura dell’entità oggetto di studi e non si concilia con l’attività di mining, l’attività di investimento trascurando anche l’attività di pagamento.

La valuta virtuale non rientra neanche nel quadro giuridico dei sistemi di pagamento in quanto la direttiva definisce un sistema di pagamento come “sistema di pagamento” o “sistema di scambio, di compensazione e di regolamento”: un sistema di trasferimento di fondi con meccanismi di funzionamento formali e standardizzati e regole comuni per il trattamento, la compensazione e/o il regolamento di operazioni di pagamento.
Essa prevede per “fondi” solo << banconote e monete , moneta scritturale e moneta elettronica ai sensi dell’artivolo 1, paragrafo 3 , lettera b della direttiva 2000/49 CE>> : le valute virtuali non ricadono in nessuna delle suddette categorie e quindi la Direttiva non trova applicazione.

Anche se come i titoli di credito, le virtual currencies sono destinate alla circolazione , queste non incorporano il diritto ad una specifica prestazione e soprattutto non incorporano un credito pecunario: per tanto non sono titoli di credito.

Le valute virtuali non possono inoltre essere considerate titoli rappresentativi di merce in quanto quest’ultima non è identificata e non ci sono connessioni a rapporti contrattuali.

In ultimo è sbagliato confondere le criptovalute con la moneta complementare o moneta privata ( Sardex, SCEC) in quanto quest’ultima connotate da un fine assistenzialistico e di mutuo soccorso.

Ricapitolando, dunque, ci accorgiamo che le valute oggetto di studio non possono essere considerate neanche titoli di legittimazione in quanto non è identificabile la prestazione, esse non possono essere considerate partecipazioni o  quote non essendovi alcun emittente di cui con il possesso delle criptovalute si possa far parte , né diritti da esercitare. Esse non sono monete , in quanto non raggiungono lo status legale in alcun paese e non sono uno strumento finanziario ( d. lgs 23 luglio 1996 n 415 – detto anche Decreto Eurosim-) non essendovi alcun contratto diretto al trasferimento della moneta nello spazio ( assegni e carte di credito), nel tempo ( depositi bancari, azioni, mutui, obbligazioni) e non è volto al trasferimento del rischio ( assicurazioni , swap).

Sembra che l’entità oggetto della tesi resti in un limbo tra mezzo di scambio e moneta, e nell’impossibilità di una definizione generale e condivisa, sorge l’esigenza di un approccio a sistemico utile allo studio della criptovaluta.
Le valute virtuali allora potrebbero essere considerate ( senza una definizione condivisa e condivisibile come scrive il dott. Capaccioli guardando alla caratteristiche rilevanti delle stesse) come una Moneta in quanto risponde alle definizioni classiche ed economiche della stessa; si può ammettere che, almeno in senso economico, le valute virtuali come Bitcoin ad esempio sono moneta. A causa delle loro caratteristiche intrinseche.

Per non definire queste entità “moneta in senso economico” è di grande utilità l’espressione quasi-money, coniata dal Von Myses Institute.

Si possono considerare, le virtual currencies, alla stregua di una valuta estera in quanto prive di corso legale e come un bene immateriale non esistendo fisicamente.

Le caratteristiche evidenziate nelle pagine precedenti possono far rientrare le criptovalute anche nel regime della commodity in quanto bene fungibile prodotto da un’attività umana e riconosciuto da una determinata comunità come valore. Ancora esse possono essere considerate uno strumento finanziario in quanto la propria valutazione dipende dal rapporto domanda- offerta ed è scambiato sul mercato, possono essere poi considerate diritti di baratto dato che possono essere barattate con beni e servizi espressi in quella data unità di conto e infine possono essere reputate Sistema di Pagamento fato che svolgono quella funzione.

Per approfondimenti ed informazioni, segue modulo di contatto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...