Diritto dell’ informatica – La tutela del softwere

 

Il software viene considerato alla stregua di un’opera letteraria e protetto dal diritto d’autore.

E’ possibile proteggere la proprietà intellettuale attraverso la tutela brevettuale o attraverso la disciplina del diritto d’autore.

I primi ad inquadrare giuridicamente il software come opera protetta dal diritto d’autore furono gli Stati Uniti nel  lontano 1980. A tale soluzione si è poi conformata la Comunità Europea con la Direttiva 1991/250/CE, attuata dall’Italia nel 1992, con il d.lgs. n. 518/ del 29/12/1992.

Ad oggi la tutela del diritto d’autore applicata al software è riconosciuta anche a livello internazionale da varie convenzioni.

Il software è definito in ambito giuridico come un insieme di istruzioni poste in sequenza ed espresse in un linguaggio comprensibile all’uomo (il codice sorgente). Le istruzioni vengono tradotte da un programma detto compilatore in un linguaggio binario in una sequenza ordinata di 0 e di 1, comprensibile solo dal calcolatore (linguaggio macchina o codice oggetto). Il codice binario è tradotto dall’hardware come una serie di impulsi elettrici che danno vita a determinate e preordinate operazioni.

Accesa era la disputa nel mondo giuridico : alcuni studiosi assoggettavano il software alla disciplina delle opere letterarie, ritenendo applicabile la tutela del diritto d’autore. Altri invece mettevano in risalto la natura tecnica, ritenendo il software  un’invenzione e dunque brevettabile.

Il legislatore nazionale, per scelte puramente di carattere economiche, protende verso il primo indirizzo:

l diritto d’autore tutela l’idea nella sua modalità di espressione che nel caso del sotware sta nel suo codice. Dunque, ad essere protetti da copyright sono il codice sorgente ed il codice oggetto ma non la loro funzione. con possibile rischio del “reverse engineering”.

Chiunque potrà realizzare un software avente la stessa funzinalità di uno già creato, purché lo faccia senza copiare il codice sorgente ed il codice oggetto.

 Il diritto d’autore

Articolo 1. 
Sono protette ai sensi di questa legge le opere dell’ingegno che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione.
Sono altresì protetti i programmi per elaboratore come opereletterarie ai sensi della Convenzione di Berna sulla protezionedelle opere letterarie ed artistiche ratificata e resa esecutivacon l. 20 giugno 1978, n. 399.

Articolo 2.
In particolare sono comprese nella protezione:
[…]
8) I programmi per elaboratore, in qualsiasi forma espressi purché originali quale risultato di creazione intellettuale dell’autore.Restano esclusi dalla tutela accordata dalla presente legge le ideeed i principi che stanno alla base di qualsiasi elemento di un programma, compresi quelli alla base delle sue interfacce. Il termine programma comprende anche il materiale preparatorio per la progettazione del programma stesso.

E’ opportuno ricordare che la protezione offerta dal diritto d’autore è garantita per un lasso di tempo più lungo (70 anni dopo la morte dell’inventore contro i 20 del brevetto), oltre ad essere immediatamente operante dal momento della creazione dell’opera e non necessita di registrazione anche se consiglio di registrare il programma alla SIAE nel Pubblico Registro Software, al fine di ottenere una prova certa della paternità.

Saggia è stata la scelta del legislatore nazionale in quanto, dato per certo che la tutela brevettuale è più completa e definita, essa avrebbe inesorabilmente creato monopoli e limitato la concorrenza con un conseguente danneggiamento del processo di sviluppo informatico.

Ma è possibile brevettare un sotware?

Il codice della proprietà industriale italiano (art. 45), così come la Convenzione sul brevetto europeo (art. 52), escludono la brevettabilità del software in quanto tale.

Sono previste delle deroghe in quanto sono brevettabili le c.d. computer implemented inventions, quando “eseguite o caricate in un computer, sono capaci di apportare, un effetto tecnico ulteriore rispetto alla normale integrazione fisica fra il programma (software) ed il computer (hardware) sul quale sono eseguite“.

Per essere brevettabile, un software deve produrre uno specifico effetto tecnico.

Ad esempio, è brevettabile un software che implementa il funzionamento dei freni di un’autovettura. E’ brevettabile il software che consente il funzionamento di un frigorifero, di un forno, di una macchina da cucire, di un robot aspirapolvere etc mentre non possono essere brevettati  software gestionali , un software per la post-produzione fotografica, un motore di ricerca etc.

 

Per approfondimenti ed informazioni, segue modulo di contatto.

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