Blockchain e la differenza tra i registri attuali e quelli condivisi

Ogni organizzazione usa più registri contabili per merci e valori finanzari sulla scia dei vari libri contabili : supponiamo per esempio di avere due organizzazioni e chiamiamole Marco e Luca.

Marco ha 1 mela e Luca 1 euro. Ognuno ha un suo registro nel quale riportano cosa succede rispettivamente alle mele e ai soldi.
Quando se li scambiano Marco scrive nel suo registro che ha dato una mela a Luca e Luca che ha ricevuto una mela da Marco.
Periodicamente Marco e Luca si incontrano confrontando le proprie scritture contabili controllando che tutte le mele date da Marco sul suo registro siano documentate e ricevute dal registro di Luca e che tutti gli euro di Luca siano documentati sul registro di Marco cosi che tutte le registrazioni eseguite sui rispettivi registri appaiano speculari.
Questo processo è detto reconciliation, essa anche se appare molto semplice , nella pratica è un’operazione molto complessa dato l’elevato numero di operatori e di beni dei quali tenere traccia e molteplici sono i controlli che le varie autorità possono richiedere.
Il sistema succitato di scritture e controlli determina il fatto che nel mercato finanziario americano, ad esempio, ogni compravendita di titoli impiega tre giorni per essere considerata avvenuta.
I tre giorni rappresentano il cosiddetto periodo diClearing” in cui il sistema certifica l’avvenuto scambio titolo/denaro.

I registri condivisi contengono invece il “chi ha cosa” tra operatori e documentano i cambiamenti in tempo reale con il conseguenziale vantaggio di evitare la fase della riconciliazione contabile .
Nel Registro Condiviso gli operatori scrivono seguendo alcune regole e quanto scritto rappresenta all’istante legge per tutti coloro che usano quel registro o tutti coloro che dovono sorvegliare e regolare quel mercato.
Si delinea una situazione nella quale se l’operatore che usa il leadger ( registro) ha padronanza del funzionamento di questo, può rinunciare ad una propria contabilità evitando la fase della riconciliazione ,mentre se l’operatore non ha il controllo del registro deve fidarsi di chi il controllo ce l’ha.
La fiducia nel sistema da parte degli operatori è essenziale e fino ad oggi veniva riposta in un entità con accesso esclusivo alle scritture opponibili in sede di giudizio che si incaricava di fare rispettare gli accordi tra le parti.
Stanno nascendo modelli nuovi elaborati da privati, in cui chi opera con un registro condiviso ha maggiori responsabilità e maggiore controllo sulle scritture e ha bisogno di un livello inferiore di fiducia verso l’ente che mantiene il registro.
I maggiori controlli e responsabilità che cominciano a vedersi nei registri contabili condivisi di nuova concezione sono dovuti al fatto che è stesso l’operatore a scrivere direttamente sul registro : esso può controllare il funzionamento quest’ultimo anche a priori grazie al potere di ispezioni.
L’utente può fare affidamento sull’ irripudiabilità della scrittura della controparte che non gli consente di rinnegarla in quanto firmata digitalmente , infine nessuno può alterare il registro a posteriori.

La firma digitale (diversa da transazione a transazione) costituisce il meccanismo di sicurezza del sistema di trasferimento a prova dell’autenticità della stessa.
Esistono registri condivisi di vecchia concezione come Paypal dove la fiducia da parte dell’utente verso chi controlla il software è immensa poiché non solo gli operatori non scrivono in maniera irretrattabile ma l’unica modalità di controllo è a posteriori.
Nel 2009 è nato uno Shared Ledgers che ha ispirato tutto il mondo delle valute virtuali: la Blockchain del sistema

La tecnologia Blockchain

La tecnologia Blockchain prevede l’assenza di una terza parte di cui è necessario fidarsi con la conseguente apertura nell’utilizzo da parte di chiunque.
Essa garantisce la massima trasparenza su tutte le operazioni mantenendo una discreta privacy per gli operatori.
E’ stata la nascita di Bitcoin a smuovere il mondo finanziario e a suscitare riflessioni sui vantaggi di un sistema a registro condiviso.
Banche e governi, perplessi dall’esistenza di una valuta nata fuori dal contesto
istituzionale.
Il sistema Blockchain è stato inventato per ordinare le transazioni Bitcoin, raggruppandole in “blocchi” e collegandole tra di loro: ogni blocco fa riferimento ad un altro permettendo una facile individuazione in funzione del tempo. Ricordiamo che il sistema finanziario si trova in una fase di rivoluzione. tecnologica chiamata Fintech, termine che racchiude progetti bancari e startup riguardanti i settori dei pagamenti, infrastrutture bancarie, prestiti peer-to-peer, trading, gestione del risparmio e servizi online, tuttavia le innovazioni legate alla tecnologia Blockchain sono del tutto diverse dal processo di digitalizzazio legatoe e a Fintech.
E’ palese quindi che quello delle Valute virtuali si presentano come un sistema sicuro, distinto dalla forte indipendenza dai governi che non possono influenzare la valuta , dalla garanzia dell’anonimato in quanto anche se le transazioni sono pubbliche l’indirizzo su cui avvengono non è associato a persone fisiche e , tratto più importante, i costi delle transazioni sono molto inferiori rispetto ai circuiti di carte di credito.
Il punto Costi però merita un attimo di attenzione:
Sostanzialmente il costo di una singola transazione si aggira dai 4 agli 8 dollari, importo ben più maggiore rispetto ad una transazione del circuito Mastercard per esempio.
L’utente finale gode dell’esperienza della gratuità (o meglio quasi gratuità) della transazione solo perchè i network delle Valute virtuali sono ausiliate dalle rendite
di signoraggio realizzati battendo moneta permettendo,l’emissione di nuove criptovalute, di coprire i costi della rete.
Ad ogni modo però privato si organizza nell’era di internet elaborando schemi e sistemi capaci di portare innovazione , diminuire i costi e rendere più sicure le transazioni.
Grazie ad uno studio condotto da Deloitte è emerso che nell’orizzonte 2020 le banche corrono il rischio di perdere sino al 29,5% dei ricavi relativi al business dei pagamenti rispetto ai livelli raggiunti nel 2015 tenendo conto anche lo scenario attuale del mercato italiano che vede ancora oggi un costo sociale superiore agli 8 miliardi € all’anno legato all’utilizzo del contante che continua ad essere utilizzato nel 75% degli scambi.
L’italia resta ancora morbosamente legata al contante come confermano diverse indagini dell’ Abi, ma questo atavico attaccamento al denaro fisico ci costa ben lo 0,52 percento del PIL nazionale.
Questo significa che il costo sociale è di circa 200 euro l’anno pro capite senza contare il costo di fabbricazione delle monete e delle banconote che ammonta dall’inizio dell’ eurozona a centinaia di migliaia di milioni di euro.
La tecnologia Blockchain ha attratto l’attenzione dei più grandi istituti finanziari che avendo capito della portata di questo sistema , stanno contribuendo allo sviluppo della tecnologia consapevoli del cambiamento che essa porta con se. Unicredit ad esempio ha fatto partire la rete Blockchain di Ripple, il primo esperimento su larga scala di funzionamento delle catene Blockchain, Intesa San Paolo e gruppo Azimut sono partner di blockchainlab.it sito che sviluppa startup e sperimenta Blockchain con la missione statutaria di costruire un centro di eccellenza per fornire una mappatura completa e costantemente aggiornata di nuove tecnologie in linea con la categoria di progetti sviluppatosi negli ultimi anni che cercano di estendere l’utilizzo del tanto richiamato sistema ad altri ambiti di applicazione che spaziano dai sistemi notarili ai siti di stoccaggio decentralizzato, dai protocolli per effettuare transazioni finanziarie ai sistemi di protezione della privacy.

Blockchain : criticità della tecnologia e critiche in ambito europeo del sistema.

Ai fini dell’oggettività della trattazione è d’obbligo discutere e far luce anche sui lati negativi della tecnologia in questione la quale usata ad esempio da Bitcoin ha portato la valuta virtuale a essere popolare in attività illegali e per l’evasione delle tasse , scopi loschi e antigiuridici perseguibili comunque anche con la moneta fisica.
Sulla questione dell’anonimato esso attrae i malintenzionati di tutto il mondo, ma non siamo tutti banditi : l’anonimato – o ancor meglio “pseudo-anonimato – significa che le informazioni sensibili di una transazione finanziaria non devonom essere comunicate per processare la transazione, per la sua eseguibilità.
Il fatto che non bisogna inserire i propri dati ed è a mio avviso un punto di forza considerata la diffidenza dei consumatori nel condividere i dati finanziari in rete.
L’anonimato protegge questo, non il criminale nella sua persona, esso risponde alle paure comuni che rallentano, soprattutto nel nostro Paese, la diffusione del
commercio elettronico e il pagamento digitale, che fatica a passare nella cultura italiana proprio per la non facile condivisione dei suddetti dati soprattutto in un momento nel quale i paesi della blacklist finanziaria passano in whitelist e con la Svizzera che rinuncia al segreto bancario viene da interrogarci se l’anonimato non si identifichi il segreto bancario stesso.
Altra criticità è rappresentata dal fatto che il meccanismo di computo che serve per la risoluzione dei “blocchi” utilizza molta potenza con un inevitabile consumo di energia molto alto.

Questa potenza di calcolo o meglio l’uso della potenza di calcolo è chiamato “mining” ed è allo stato attuale ancora inefficiente; il miner, essendo per eccellenza la valuta elettronica disintermediata, avrà a disposizione una fee bassa che comporta scarse risorse: è un problema infrastrutturale, se crolla il mining le macerie seppelliranno tutto il sistema.
Nell’ottica dei consumatori non possiamo , inoltre, non richiamare la forte volatilità di queste valute ed il rischio di bolle speculative ausiliate dall’incertezza giuridica che circonda le nuove applicazioni basate sullo Shared Ledger ( o anche Distribuited Ledger Technology (DLT) dovuta anche alla non facile consultazione dei documenti tecnici e scarsa comprensione delle caratteristiche delle criptomonete.
C’è da dire, d’altronde, che finalmente anche la Banca d’Italia sta mostrando un’apertura verso Blockchain mostrando una posizione quanto meno neutrale e aperta verso gli intermediari bancari che intendono usare il sistema in questione.
La nuova tecnologia che promette di cambiare in meglio il modo di porre in essere transazioni finanziarie è stato oggetto del seminario “ La tecnologia Blockchain: nuove prospettive per i mercati finanziari” tenutasi presso la sede di Roma della banca centrale nel quale il governatore Ignazio Visco ha aperto i lavori con la consapevolezza che le innovazioni portano a cambi talvolta repentini con i quali bisogna fare i conti e nello spirito della salvaguardia dei risparmiatori Bankitalia s’e detta comunque aperta al dialogo con gli intermediari.
Attualmente il Servizio supervisione sui mercati e sul sistema dei pagamenti rende nota l’impossibilità dell’Istituto di regolamentare l’uso della tecnologia e che verranno esaminati i progetti che qualunque intermediario vorrà sottoporre alla sua attenzione.

La Natura della valuta virtuale è però senza dubbio anarchica e il fatto che tendono al non controllo per molti esperti del settore è una qualità non un limite:
Bitcoin con le altre criptomonete nasce con lo spirito di un’alternativa anarchica alle valute tradizionale nell’utopico progetto di una moneta senza banca centrale , capace di creare rapporti di fiducia tra i membri della rete grazie alla totale trasparenza delle operazioni.
Nel sistema delle Virtual curriences è l’utente stesso banca, è l’utente stesso a detenere il portafoglio è l’utente stesso responsabile.
Ponendo uno sguardo aldilà della Manica,in Inghilterra hanno discusso multo sul tema Bank Of England, la British Banker Association e il ministro del Tesoro. La prima ha posto con grande autorevolezza domande di alto livello:
le banche centrali debbono emettere moneta digitale con corso legale?
Se la moneta si digitalizza, che cosa succede alle banche commerciali?
Perché quando la moneta è davvero digitale (non semplicemente scritturale), chiunque scriva una app per smartphone che aiuta a gestire la moneta diventa un po’ quello che oggi è una banca.
E allora si capisce come alla fine di marzo 2016 la British Banker Association sia
intervenuta:
“Le banche devono accettare di essere sempre più parte di un ecosistema molto vasto che i risparmiatori stanno costruendo intorno a sé stessi. Ebbene il posto delle banche in questo ecosistema è ben lontano dall’essere sicuro”.

Tra questi due interventi si è inserito anche il ministero del Tesoro che, parlando a nome del governo, ha definito cruciale l’innovazione nel sistema dei pagamenti: è il “plumbing”, l’infrastruttura, la tubatura, del sistema finanziario e ha investito 10 milioni di sterline per la ricerca nel settore.

In Europa i diversi enti regolatori offrono un panorama meno sinfonico.

L’Associazione Bancaria Europea nel luglio 2016 , a fronte dei rischi nell’uso dei bitcoin, ha invitato i regolatori nazionali a dissuadere le istituzioni finanziarie “dall’acquistare, vendere e detenere bitcoin”.
Indicazione dell’ EBA che ha avuto però molto poco seguito e soprattutto in antinomia col Parlamento europeo che nella risoluzione del 26 Maggio 2016 , addirittura incoraggio gli enti pubblici a sperimentare i sistemi basati sulla DLT, dopo aver condotto indagini di impatto appropriate, al fine di migliorare la prestazione di servizi ai cittadini riconoscendo espressamente come potessero ricevere un grande beneficio anche i registri catastali.
Andrew Haldane, capo economista e direttore esecutivo della banca centrale del Regno Unito per l’analisi monetaria e statistica, è intervenuto presso la Camera di Commercio di Portadown in Irlanda del Nord il 18 settembre 2015.
Durante il suo discorso, Haldane ha elencato diverse metodologie su come i banchieri centrali possano dirigere la politica monetaria, suggerendo di ridurre alcuni tipi di operazioni come il “quantitative easing” perché potrebbero portare ad un crollo della fiducia nel sistema bancario centrale.
Per porre rimedio a questo problema, l’idea di Haldane consisterebbenell’emettere una moneta digitale di Stato basata su bitcoin.
Egli inoltre afferma: “What I think is now reasonably clear is that the distributed payment technology embodied in bitcoin has real potential. On the face of it, it solves a deep problem in monetary economics: how to establish trust – the essence of money – in a distributed network. Bitcoin’s ‘blockchain’ technology appears to offer an imaginative solution to that distributed trust problem”
L’entusiasmo di Haldane verso bitcoin e Blockchain è inserito nel contesto inglese volto a cavalcare le innovazioni ed a fornire un quadro fecondo per lo sviluppo.
Assistiamo, senza dubbi, ad un processo di decentalizzazione iniziato da Napster e BitTorrent, grazie ai quali la condivisione di file online ha rivoluzionato anche i settori della musica e dell’editoria, continuato in un secondo momento con Airbnb e Uber nei quali si è visto il livello fisico della condivisione, per approdare alla nuova generazione di piattaforme supportate da Blockchain, inaugurata da Bitcoin e ora in sviluppo tramite Ethereum, Mastercoin, Swarm e altri.
Essa si incentra sul totale decentramento delle strutture finanziaria e potenzialmente dei sistemi di coordinamento socio-politico , l’ascesa della criptofinanza oltre a riscrivere un’architettura monetaria ormai antiquata, propone “nuovi modelli di business per le imprese , nuove forme di interazione sociale e implicazioni politiche inedite”.

 

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