Ai fini delle imposte sui redditi la plusvalenza derivante dalla cessione d’azienda è sempre di competenza dell’esercizio in cui si è conclusa la stipula del contratto

Corte di Cassazione, sezione tributaria, Sentenza 3 ottobre 2018, n. 24010.

La massima estrapolata:

Ai fini delle imposte sui redditi la plusvalenza derivante dalla cessione d’azienda è sempre di competenza dell’esercizio in cui si è conclusa la stipula del contratto. E questo vale anche in presenza di una clausola negoziale che differisca gli effetti della vendita.

Sentenza 3 ottobre 2018, n. 24010

Data udienza 6 giugno 2018

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALa prima cessione rientra tra quelle per le quali opera la causa di non imponibilita’ di cui al Decreto Legislativo n. 446 del 1997, articolo 11, comma 3, laddove la non tassabilita’ ai fini IRAP della plusvalenza sarebbe stata possibile solo se la cessione fosse stata contenuta nel medesimo atto di cessione del ramo d’azienda che, come e’ pacifico, non e’ avvenuto. La cessione dell’immobile, pertanto, avrebbe creato una plusvalenza che non derivava in alcun modo dal successivo atto di cessione del ramo d’azienda a favore di un altro cessionario e una rigorosa e corretta applicazione dell’articolo 11, comma 3, non consentirebbe di estendere tale regime di non tassazione ad ipotesi in cui le cessioni di beni strumentali avvengano solo nell’ambito di un periodo di dismissione del patrimonio aziendale e in vicinanza cronologica di un distinto atto di cessione del ramo d’azienda.

4. Con il quarto motivo di ricorso, si censura la sentenza impugnata per carenza assoluta di motivazione, violazione del Decreto Legislativo n. 546 del 1992, articolo 36, in relazione all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4, laddove in dispositivo dichiara l’annullamento integrale degli avvisi di accertamento e della relativa iscrizione a ruolo, cosi’ abbracciando anche riprese fiscali sulla cui legittimita’ la motivazione non si esprime in alcun modo.
5. Con il quinto motivo di ricorso, si censura la sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione del Decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, articolo 109 e Decreto Legislativo n. 471 del 1997, articolo 6, comma 8 e del Decreto del Presidente della Repubblica n. 441 del 1997, in relazione all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, atteso che laddove si ritenga che la CTR abbia statuito sull’assunto che la caducazione dei rilievi relativi alla cessione del ramo d’azienda e della cessione dell’immobile sito in (OMISSIS) abbia un effetto tale da travolgere ex lege gli altri rilievi sopra menzionati (che dunque sia questa la motivazione, ancorche’ del tutto inespressa per come evidenziato) la sentenza apparirebbe manifestamente errata, poiche’ pronunciandosi motivatamente su due questioni, e rilevando l’acquiescienza dell’ufficio su altre tre questioni, ha dedotto la caducazione integrale degli avvisi di accertamento e della relativa iscrizione a ruolo anche per la parte di rilievi assolutamente autonomi e distinti da quelli su cui la CTR ha deciso.
6. Con il sesto motivo di ricorso, si censura la sentenza impugnata per violazione dell’articolo 112 c.p.c., vizio di ultrapetizione, in relazione all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4, atteso che, nell’ipotesi in cui si ritenga che la CTR abbia statuito sull’assunto che la caducazione dei rilievi relativi alla cessione del ramo d’azienda e della cessione dell’immobile sito in (OMISSIS) abbia un effetto tale da travolgere ex lege gli altri rilievi sopra menzionati, la sentenza sarebbe nulla per aver fondato l’annullamento di questi rilievi sulla base di un motivo non dedotto dall’odierna intimata nell’atto di appello. La societa’ contribuente non ha chiesto l’annullamento di queste riprese come conseguenza, in via derivata, dell’annullamento, auspicato nell’atto di appello, delle riprese relative al momento impositivo della cessione del ramo d’azienda e della tassabilita’ IRAP della cessione dell’immobile sito in (OMISSIS), con la conseguenza che la CTR e’ incorsa in evidente violazione dell’articolo 112 c.p.c..
7. I primi di due motivi di ricorso principale, da esaminarsi congiuntamente per ragioni di connessione logica, sono infondati per le considerazioni che seguono.
7.1. L’articolo 109 , comma 2, lettera a) del T.U.I.R., stabilisce che ai fini della determinazione dell’esercizio di competenza i corrispettivi delle cessioni si considerano conseguiti e le spese di acquisizione si considerano sostenute:
– alla data della consegna o spedizione per i beni mobili, ovvero, se diversa o successiva, alla data in cui si verifica l’effetto traslativo o costitutivo della proprieta’ o di altro diritto reale;
– alla data della stipulazione dell’atto per gli immobili e per le aziende, ovvero, se diversa e successiva, alla data in cui si verifica l’effetto traslativo o costitutivo della proprieta’ o di altro diritto reale.
Per entrambe le ipotesi non si tiene conto delle clausole di riserva di proprieta’ contenute nei contratti di cessione i quali, pertanto, ancorche’ siano da considerarsi come sottoposti a condizione sospensiva ai fini civilistici, spiegano piena efficacia agli effetti fiscali. Con riguardo ai beni immobili, la norma prevede che, ai fini della determinazione dell’esercizio di competenza, i corrispettivi delle cessioni si considerano conseguiti e le spese di acquisizione si considerano sostenute alla data della stipulazione dell’atto.
Il principio della competenza puo’ essere applicato in ipotesi di contratti di cessione con effetti differiti.
7.2. Nella specie, il contratto stipulato dalle parti puo’ essere inquadrato in una vendita o cessione di azienda a termine, la quale si configura nell’ipotesi in cui sia differita alla scadenza di un determinato termine soltanto il trasferimento del diritto. Ma la natura obbligatoria della vendita in esame vale solo per gli effetti civilistici, considerato che, ai fini fiscali, la vendita e’ produttiva di effetti immediati. La clausola che differisce gli effetti di una cessione non esclude il carattere definitivo della vendita, ma le attribuisce effetti obbligatori che non hanno rilievo ai fini fiscali.
Questa Corte, in ipotesi analoghe, ma riconducibili per analogia alla fattispecie in esame, ha stabilito che in tema di imposte sui redditi la plusvalenza fiscalmente rilevante collegata alla cessione di una azienda si realizza al momento della conclusione del contratto, mentre non hanno rilievo alcune le vicende successive relative all’adempimento degli obblighi contrattuali (Cass. n. 4366 del 2011; Cass. n. 29745 del 2008; Cass. n. 3370 del 2004; Cass. n. 2807 del 2002).
L’impostazione riferita appare conforme ai criteri dettati dall’articolo 109, comma 2, lettera a) del T.U.I.R., laddove, nel pur diverso ambito del reddito di impresa, l’esercizio della competenza cui imputarne il componente positivo e negativo del reddito viene ravvisato in quello nel corso del quale avviene la stipulazione dell’atto di vendita con patto di riservato dominio, ancorche’ il pagamento dell’ultima rata, che determina l’effetto traslativo della proprieta’, avvenga in un esercizio successivo.
Per i rilievi espressi l’imputazione temporale della plusvalenza avviene per competenza. Il momento che individua la competenza e’ sempre quello della stipula del contratto.
7.3. Ne consegue che la sentenza impugnata non merita censura, avendo i giudici di appello ritenuto perfezionato, ai fini fiscali, l’atto di trasferimento del ramo d’azienda al momento della stipula del relativo contratto e stabilendo che: “considerato che cio’ e’ avvenuto alla fine dell’anno 1999, abbia imputato i relativi componenti di reddito positivi e negativi al medesimo anno 1999 (….) conseguentemente, come sopra accennato, la Societa’ ha agito correttamente imputando nell’anno dell’avvenuto perfezionamento dell’atto di cessione del ramo d’azienda le componenti reddituali che da tale operazioni sono derivate”.
8. I restanti motivi vanno esaminati congiuntamente, per ragione di connessione logica.
Va rilevata la carenza di autosufficienza del sesto motivo, non essendo riportate in ricorso le specifiche censure proposte dalla societa’ contribuente nell’atto di appello, di cui si lamenta l’ultrapetizione, mentre prive di pregio appaiono tutte le rimanenti doglianze.
Con accertamento in fatto, insindacabile in sede di legittimita’, in quanto immune da vizi logici, il giudice del merito precisa che la cessione dell’immobile sito in via (OMISSIS) fa parte del complesso aziendale che e’ stato ceduto dalla ricorrente quale ramo d’azienda.
Orbene, la plusvalenza derivante dalla cessione di azienda e’ esclusa dalla base imponibile IRAP, ai sensi del Decreto Legislativo n. 446 del 1997, articolo 11, comma 3. La norma, abrogata dall’articolo 1, comma 50, della legge finanziaria 2008, disponeva che le plusvalenze e le minusvalenze relative a beni strumentali non derivanti da operazioni di trasferimento di azienda concorrevano, in ogni caso, alla formazione della base imponibile IRAP. Nella specie, e’ stato accertato che l’immobile di via (OMISSIS) e’ stato oggetto di cessione di azienda, operazione che genera componenti straordinarie che non concorrono alla formazione della base imponibile IRAP.
9. Al rigetto del ricorso principale, consegue l’assorbimento di quello incidentale proposto dalla societa’ contribuente con il quale si lamenta, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, omessa pronuncia in relazione a due motivi denunciati dalla (OMISSIS) S.r.l. nell’atto di appello quali l’illegittimita’ degli avvisi di accertamento per difetto di motivazione, e il fatto che l’Ufficio aveva totalmente ignorato la memoria presentata dalla societa’ contribuente al momento della chiusura della verifica fiscale.
Le spese di lite di ogni fase e grado, tenuto conto della novita’ della questione e delle esigue pronunce della giurisprudenza di legittimita’ sulla materia oggetto di ricorso, vanno interamente compensate tre le parti.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso principale, dichiara assorbito l’incidentale, compensa integralmente tra le parti le spese di lite di ogni fase e grado.

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